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Lugano

Art Basel 2026 | Feature
Mario Schifano | Booth D14

Per la sezione Feature di Art Basel 2026, siamo lieti di presentare un progetto dedicato all’artista italiano Mario Schifano e sulla felice parentesi degli anni Ottanta, un decennio che segna al tempo stesso un rinnovamento del linguaggio pittorico e un profondo confronto con la cultura visiva del suo tempo.

Riconosciuto come una delle figure più vitali e sperimentali dell’arte italiana del dopoguerra, Schifano ha ridefinito continuamente il ruolo della pittura all’interno di un panorama visivo in rapido mutamento. Nella sperimentazione post-Pop degli anni Sessanta e Settanta, Schifano si orientò verso tecniche ibride, muovendosi con fluidità tra differenti stili artistici e media: una figura refrattaria a qualsiasi categorizzazione, un approccio che ha caratterizzato l’intera sua carriera. Fu tuttavia all’inizio degli anni Ottanta che la pittura di Schifano attraversò una straordinaria evoluzione, consolidando la pittura come luogo in cui i segni della cultura di massa e della memoria si intrecciano. Questa presentazione focalizzata offre uno sguardo sulla transizione artistica di Schifano, riunendo una selezione curata di opere emblematiche che esemplificano il suo approccio innovativo all’arte, tra cui un grande Acerbo (1982), due Biplano (1982), un’opera della serie Ortaggi (1985) e due 1×100 informazione (1985–1986). Come osservò Achille Bonito Oliva, questo specifico decennio, segnato da sconvolgimenti sociali e da una rinascita artistica, manifesta “una deriva creativa, un edonismo per il colore, una pittura sempre di superficie realizzata spesso all’aperto, a volte davanti al pubblico”[1].

Mario Schifano emerse relativamente indenne dal Concettualismo e dalla Process Art che avevano predominato negli anni Settanta. La sua personalità, troppo ribelle per sottomettersi a qualsiasi dettame, produceva arte sin dal 1960 e, durante gli anni Ottanta, la sua incrollabile dedizione alla pittura — in contrasto con le tendenze artistiche dominanti tra i suoi contemporanei — lo elevò allo status di icona. Questo status non rifletteva soltanto la sua produzione creativa, ma anche la sua capacità di plasmare e influenzare il contesto più ampio del proprio ambiente artistico. In opposizione a un semplice ritorno alla figurazione, Schifano si rivolse all’introspezione, abbracciando una nuova libertà del segno e del colore: il suo lavoro in questo periodo esemplifica “un punto di vista iper-moderno”, come descritto da Luca Beatrice, una sensibilità in cui l’energia pittorica si intreccia con la logica caotica della circolazione mediatica. Un’osservazione più attenta rivela numerosi cambiamenti stilistici e differenti utilizzi della materia pittorica: talvolta l’opera appare più fluida; altre volte più grezza, con smalto accostato a sabbia e terra. Tuttavia, tutte le opere sono accomunate dalla libertà con cui l’artista affronta le sue tele in termini di linea e colore. I lavori esposti in mostra illustrano il cambiamento stilistico di Schifano che, attraverso pennellate audaci, immagini stratificate e una tavolozza ricca, cattura l’essenza del suo tempo e invita lo spettatore a decifrare la complessità del suo linguaggio visivo.

 

Didascalia immagine: Mario Schifano (1934 – 1998), Acerbo, 1982, cmalto e acrilico su tela, 200 x 303 cm, courtesy Repetto Gallery