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Lugano
  • Fel-Zett
    1968-1974
    Acrilico su tela
    100 x 100 cm

  • Sobor
    1976
    Acrilico su tela
    84 x 84 cm

  • Teke-Pré
    1978
    Acrilico su cartone
    50 x 50 cm

Biografia di Victor Vasarely

Dalla medicina al Bauhaus: la formazione a Budapest (1906–1930)

Victor Vasarely è unanimemente considerato il fondatore dell’Op Art, un movimento che ha trasformato la percezione visiva e che ancora oggi influenza arte, design, architettura e media visivi. Nato il 9 aprile 1906 a Pécs, in Ungheria, Vasarely abbandonò gli studi di medicina per dedicarsi all’arte, frequentando prima l’Accademia Podolini-Volkmann e poi la scuola Műhely di Sándor Bortnyik a Budapest, centro di studi sul Bauhaus e sulla modernità.

Parigi, la grafica e le prime illusioni ottiche (1930–1954)

Nel 1930 si trasferì a Parigi, dove lavorò come grafico pubblicitario e iniziò a sperimentare effetti ottici con motivi in bianco e nero, come nelle celebri Zebre. Dal 1944 si dedicò interamente alla pittura ed espose alla Galerie Denise René, che sostenne a lungo il suo lavoro. Nel 1947, durante un soggiorno a Belle-Île, in Bretagna, colse quella che chiamò la “geometria interna della natura”: da allora le forme geometriche divennero la base esclusiva della sua arte.

Il Manifesto giallo e la nascita dell’Op Art (1955–1965)

Nel 1955 pubblicò il Manifesto giallo (Manifeste jaune) in occasione della mostra Le Mouvement alla Galerie Denise René, uno dei testi fondativi dell’arte cinetica, e partecipò alle prime tre edizioni di documenta a Kassel (1955, 1959 e 1964). Negli anni Sessanta elaborò quello che lui stesso definiva “alfabeto plastico”: un sistema di forme e colori combinabili all’infinito per creare illusioni ottiche e tensioni dinamiche. Con la serie Folklore planetario e opere come Sirius II, le sue composizioni geometriche interconnesse producono vibrazioni visive capaci di coinvolgere direttamente lo sguardo dell’osservatore. In quegli anni l’Op Art dialogava con le ricerche dell’arte cinetica e programmata italiana, di cui fu tra i protagonisti Bruno Munari. Nel 1965 la mostra The Responsive Eye al Museum of Modern Art di New York consacrò l’Op Art a livello internazionale.

“L’arte per tutti”: architettura, design e la serie Vega (1966–1997)

Vasarely non si limitò alla pittura: le sue teorie integravano arte, architettura e ambiente, nella convinzione che l’arte dovesse raggiungere tutti. “L’arte per tutti” era infatti il suo motto. Alla fine degli anni Sessanta nacque la serie Vega, in cui le griglie geometriche sembrano gonfiarsi verso lo spettatore, e negli anni Settanta firmò il restyling del logo Renault. Nel 1966 costituì con la moglie Claire la Fondazione Vasarely, la cui sede di Aix-en-Provence, progettata dall’artista come centro di ricerca e sperimentazione, fu inaugurata nel 1976. Nel 1970 aveva già aperto il Museo didattico nel castello di Gordes, a cui seguirono i musei a lui dedicati a Pécs e a Budapest.

Dopo decenni di mostre internazionali e imprese progettuali, morì a Parigi il 15 marzo 1997, lasciando un’eredità visuale che ha ridefinito i confini tra forma e percezione. Nel 2019 il Centre Pompidou di Parigi gli ha dedicato la grande retrospettiva Le partage des formes.

Victor Vasarely alla Repetto Gallery

Nel 2017 Repetto Gallery ha dedicato a Vasarely una mostra personale realizzata in collaborazione con la Fondazione Vasarely. Le opere oggi disponibili in galleria, sono dipinti originali che documentano la piena maturità del suo linguaggio geometrico. Per informazioni sulle opere di Victor Vasarely disponibili, contatta la galleria.