Jannis Kounellis nasce nel 1936 a Pireo, in Grecia. A vent’anni si trasferisce a Roma, dove si iscrive all’Accademia di Belle Arti e vive fino alla morte, nel 2017. Alla fine degli anni 50 inizia la sua ricerca nell’ambito della pittura, utilizzando segni grafici e simboli tratti dalla strada, progressivamente ridotti a lettere, numeri e segnali dando vita ai suoi celebri Alfabeti. Entro la fine degli anni ’60, la sua pratica si è espansa oltre la tela per incorporare materiali quotidiani e industriali come ferro, sacchi di iuta, carbone, fumo e animali vivi, ridefinendo i confini della scultura e dell’installazione contemporanea.
Nel 1967 espone alla Galleria La Bertesca di Genova nella mostra I’m Spazio, curata da Germano Celant, insieme agli artisti destinati a definire l’Arte Povera. A partire da questi anni, la sua ricerca supera la pittura tradizionale. Si apre così all’utilizzo di elementi naturali, alla dimensione installativa e sinestetica e a una profonda riflessione sul concetto di storia.
Le principali istituzioni internazionali gli hanno dedicato importanti retrospettive e mostre personali: Tate Modern, Londra (2023); Walker Art Centre, Minneapolis (2022); Fondazione Prada, Venezia (2019); Museo di Arte Contemporanea di Herning, Danimarca (2017); Musée d’Orsay, Parigi (2007); Neue Nationalgalerie, Berlino (2007); Kunstmuseum Liechtenstein (2006); Museo Nazionale di Arte Contemporanea, Atene (2004); Stedelijk Museum voor Aktuele Kunst, Gand (2002); Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma (2002); Kunstmuseum Winterthur (2001); Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid (1997); Stedelijk Museum, Amsterdam (1990); Istituto di Arte Contemporanea, Nagoya (1987); Museo di Arte Contemporanea, Chicago (1986); CAPC Musée d’Art Contemporain, Bordeaux (1985); Whitechapel Art Gallery, Londra (1982). Kounellis ha esposto ripetutamente alla Biennale di Venezia e ha partecipato a Documenta 5 (1972), 7 (1982) e 14 (2011).