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Lugano
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Giuseppe Capogrossi nasce a Roma nel 1900. Dopo la laurea in giurisprudenza, tra il 1923 e il 1926 sceglie definitivamente la pittura, formandosi presso l’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Felice Carena. Negli anni Trenta espone regolarmente alla Quadriennale di Roma (1931, 1935, 1939) e alla Biennale di Venezia (1936, 1948), muovendosi inizialmente entro una figurazione colta e tonale, vicina alla Scuola Romana.

La svolta avviene tra 1949 e 1950, quando Capogrossi abbandona ogni residuo figurativo per elaborare un segno modulare ricorrente, una sorta di alfabeto visivo che diventerà il nucleo della sua ricerca fino alla morte, avvenuta nel 1972. Questo segno non è decorazione, ma struttura: si ripete, si espande, si organizza nello spazio come una scrittura astratta, autonoma e necessaria. Capogrossi descriveva il proprio lavoro come una ricerca di ordine interno, affermando che: «Il segno non rappresenta nulla: è ciò che è.».

Tra il 1951 e il 1958 partecipa alle principali rassegne internazionali dedicate all’astrazione europea, affermandosi come una figura cardine nel passaggio dall’informale lirico a una pittura di sistema e linguaggio. Le sue opere sono oggi conservate in importanti collezioni pubbliche, tra cui la GNAM di Roma e il Centre Pompidou.