Antonio Sanfilippo nasce a Partanna, in Sicilia, nel 1923 e diventa una delle voci più originali dell’astrattismo italiano del dopoguerra. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, si trasferisce a Roma. Qui, nel 1946, firma il manifesto del Gruppo Forma 1 insieme ad Accardi, Consagra, Dorazio, Perilli, Turcato e altri, ponendo le basi per un rinnovamento radicale della pittura italiana.
La sua ricerca artistica è sempre stata centrata sulla pittura del “segno”. Un gesto grafico immediato che, pur nella sua apparente semplicità, costruisce un linguaggio visivo rigoroso e intensamente poetico. Dagli inizi legati al neocubismo alle “galassie di segni” monocromatiche del primo dopoguerra, Sanfilippo sviluppa negli anni Sessanta un uso del colore sempre più vivace e autonomo. Trasforma così la tela in un campo di energia ritmica e senso cosmico. Una frase spesso attribuita all’ambiente critico romano di quegli anni recita: «L’arte non è estetica, ma poesia». Parole che ben rispecchiano la sua visione, in cui il segno diventa luogo di immaginazione e relazione.
Espone alle Biennali di Venezia dal 1948 al 1966 e le sue opere sono conservate nelle principali collezioni pubbliche italiane. La sua carriera, interrotta prematuramente da un incidente stradale nel 1980, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’arte moderna italiana.