Carla Accardi (1924–2014) è stata una delle figure femminili più importanti del Novecento italiano. Femminista e astrattista, sceglie di lavorare su forme difficili da decifrare per abbattere pregiudizi come l’associazione tra donna e delicatezza, tra pittura e bellezza compositiva. La sua è una pittura costellata di confronti linguistici, attraverso l’equilibrio di una composizione rigorosa e l’intensità emotiva sprigionata dal colore. Calata in un contesto e in un periodo storico in cui la pittura era quasi un dominio maschile, Accardi si è espressa con coraggio e sperimentazione.
Nata a Trapani il 9 ottobre 1924, studia alle Accademie di Belle Arti di Palermo e di Firenze, prima di trasferirsi a Roma nel 1946. Lo studio di Pietro Consagra diventa il suo punto d’incontro con un gruppo di giovani pittori e scultori, tra cui Piero Dorazio e il futuro marito Antonio Sanfilippo: con loro, nel 1947, dà vita a Forma 1, ed è l’unica donna a firmarne il manifesto. I membri del gruppo, schierati a sinistra, sostengono che un’arte rigorosa e non figurativa possa convivere pienamente con l’impegno marxista. Nel 1950 tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Age d’Or di Roma.
Negli anni Cinquanta sviluppa una pittura fatta di segni intrecciati, spesso bianchi su fondo nero, che la avvicina all’Informale e la mette in dialogo con altri protagonisti dell’astrazione romana come Giuseppe Capogrossi. Dall’inizio degli anni Sessanta il colore torna nel suo lavoro, spesso in tinte fluorescenti, e al posto della tela tradizionale compare il Sicofoil, un acetato trasparente di uso industriale, nato per gli imballaggi. Nel 1964 ottiene una sala personale alla Biennale di Venezia. Con il Sicofoil la pittura diventa spazio abitabile: nascono ambienti come Tenda (1965–66), ideata in dialogo con la critica Carla Lonzi, Ambiente arancio (1966–68) e Triplice tenda (1969–71).
Nel 1970 fonda con Carla Lonzi ed Elvira Banotti Rivolta Femminile, uno dei primi gruppi femministi italiani. Negli stessi anni realizza i Lenzuoli, dipinti su teli di cotone. Quando la Biennale di Venezia del 1976 dedica la mostra Ambiente/Arte all’arte come spazio da abitare, i suoi ambienti trasparenti ne sono tra i protagonisti, e gli artisti dell’Arte Povera vi guarderanno come a un precedente. Torna alla Biennale con una sala personale nel 1988; nel 1996 è nominata Accademica di Brera e nel 1997 entra nella commissione per le arti visive della Biennale. All’inizio degli anni Duemila la sua fama internazionale si consolida: nel 2001 Triplice tenda viene esposta al MoMA PS1 di New York, prima personale dell’artista in America, e l’anno dopo Parigi le rende omaggio con una retrospettiva al Musée d’Art Moderne. La pittrice si è spenta a Roma il 23 febbraio 2014.
La sua filosofia artistica può essere catturata al meglio dalle sue stesse parole:
«Raccogliere la sfida […] Prima abbiamo accennato alla coesistenza del mondo antropologico e di quello astratto. Qualcosa di simile vale anche per il supporto: alcuni quadri non sono dipinti per intero mentre altri sono saturi di colore dappertutto. Allo stesso modo, il segno è a volte più libero, meno controllato, altre volte più chiaramente delineato nella sua forma. Inoltre, la mia pittura non può fermarsi su un problema dato, presentarlo e definirlo una volta per tutte. Mi piace girare intorno al problema, osservando le diverse e possibili soluzioni ad esso; mi piace essere coerente ma allo stesso tempo poter cambiare.»
Carla Accardi in una conversazione con Walter Guadagnini, 1989
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