Fausto Melotti (Rovereto, 1901 – Milano, 1986) è stato uno degli artisti italiani più originali del Novecento: scultore, ceramista, pittore e poeta. Formatosi come ingegnere e pianista, tradusse il contrappunto musicale e la proporzione matematica in scultura, dalle opere astratte degli anni Trenta alle leggere sculture in ottone e acciaio della maturità. Amico di una vita di Lucio Fontana, fu anche uno dei grandi ceramisti italiani del dopoguerra e una figura chiave nel dialogo tra arte, architettura e design. Nel 1986 la Biennale di Venezia gli conferì il Leone d’Oro alla memoria.
Fausto Melotti è uno degli artisti storici di Repetto Gallery. La galleria ha presentato il suo lavoro in mostre come Fontana – Garelli – Leoncillo – Melotti. Ceramiche 1946–1968 (2014), Italian Ceramics (2020) e κένωσις – Lucio Fontana e Fausto Melotti, che nel 2022 ha inaugurato la sede di Lugano, e ha prestato diverse opere alla mostra del 2014 alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.
Fausto Melotti nasce l’8 giugno a Rovereto, in Trentino, allora parte dell’Impero austro-ungarico. All’inizio del Novecento la città è un vivace centro culturale: vi sono nati il pittore futurista Fortunato Depero, il filosofo Antonio Rosmini, l’archeologo Paolo Orsi e gli architetti Luciano Baldessari, Gino Pollini e Adalberto Libera. Melotti è profondamente segnato da questo ambiente e dalla famiglia, in cui la musica ha un ruolo centrale. Studia pianoforte e condivide la passione musicale con il cugino Carlo Belli, poi tra i maggiori teorici dell’arte astratta, e con Gino Pollini, che sposerà sua sorella Renata.
Allo scoppio della Prima guerra mondiale la famiglia si trasferisce a Firenze, dove Melotti completa gli studi superiori.
Si iscrive a Fisica e Matematica all’Università di Pisa, ma presto si trasferisce a Milano per studiare ingegneria al Politecnico. Dopo la guerra il Trentino entra a far parte dell’Italia. Accanto agli studi approfondisce l’arte e l’architettura, mentre la musica resta al centro della sua vita. Nel 1924 si laurea in ingegneria elettrotecnica. Mantiene stretti legami con Rovereto, con Pollini, suo compagno al Politecnico, e con Belli: insieme seguono le ricerche futuriste di Depero, frequentano la sua Casa d’Arte Futurista e condividono la passione per Stravinskij.
A Torino lavora con lo zio, assistente dello scultore Pietro Canonica, da cui apprende il mestiere della scultura. Allontanandosi dal futurismo di Depero, inizia a realizzare piccole figure scolpite. Resta vicino al Gruppo 7, l’associazione milanese di architetti razionalisti di cui fanno parte tra gli altri Gino Pollini, Giuseppe Terragni, Luigi Figini e Adalberto Libera, le cui idee si propongono come alternativa allo stile Novecento, dominante in Italia durante il fascismo.
Si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove conosce Lucio Fontana. Entrambi allievi dello scultore Adolfo Wildt (1868–1931), diventano amici e avviano un dialogo artistico che durerà tutta la vita.
Collabora al progetto del Bar Craja a Milano, uno dei più importanti esempi di architettura e design d’interni razionalista in Italia, per il quale realizza una fontana in ferro nichelato. All’inizio degli anni Trenta crea i primi Teatrini: piccole scatole rettangolari in argilla o terracotta che mettono in scena teatri in miniatura, in cui combina materiali e oggetti diversi dando vita a narrazioni surreali. Tornerà più volte su questo tema negli anni Quaranta e Cinquanta.
Inizia a insegnare alla Scuola professionale del mobile di Cantù, vicino a Milano. In questi anni realizza anche numerosi disegni di forme astratte, in seguito chiamati “disegni per sculture”.
Entra nel gruppo di artisti astratti riuniti intorno alla Galleria del Milione di Milano. Nel 1935 cinque sue sculture sono esposte nella prima mostra collettiva di arte astratta italiana, nello studio di Felice Casorati ed Enrico Paulucci a Torino, e Carlo Belli pubblica Kn, il testo fondamentale delle idee del gruppo. Due mesi dopo la Galleria del Milione ospita la prima mostra personale di Melotti: diciotto sculture astratte e geometriche in argilla, gesso e ferro nichelato, ispirate al rapporto tra principi musicali e matematici. Melotti sviluppa una propria interpretazione delle teorie del gruppo attraverso il contrappunto musicale, arrivando a forme essenziali e rigorose, prive di elementi narrativi. Critica e pubblico, ancora legati a modelli neoclassici, non ne colgono il valore.
Alla VI Triennale di Milano espone dodici grandi figure in gesso, Costante uomo, nella Sala della Coerenza progettata dagli architetti dello studio BBPR (Gian Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti ed Ernesto Nathan Rogers), con cui aveva collaborato. Ogni figura, cinque delle quali andranno in seguito distrutte, porta sul petto l’impronta della mano di Peressutti. Insieme alla sala, creano un’atmosfera metafisica e un’immagine ideale dell’uomo.
Riceve in Svizzera il Premio internazionale La Sarraz.
Nel 1941 si trasferisce a Roma per lavorare all’E42, il quartiere monumentale voluto dal regime fascista per l’Esposizione universale del 1942, e si dedica al disegno e alla poesia. Nel 1943 i bombardamenti danneggiano gravemente il suo studio milanese e distruggono gran parte delle opere: delle sculture astratte della personale del 1935 se ne salvano solo dieci. Durante la guerra inizia a lavorare la ceramica e la terracotta, realizzando vasi e piccole figure. Negli anni Quaranta comincia a collaborare con Domus, la rivista fondata da Gio Ponti nel 1928 e tra le voci più influenti dell’architettura e del design del dopoguerra, per cui scriverà per oltre vent’anni. Nel 1944 l’editore Giovanni Scheiwiller pubblica una raccolta delle sue poesie, Il triste Minotauro. Il rapporto con l’editore diventerà un’amicizia di tutta la vita con il figlio Vanni, che continuerà a pubblicare gli scritti di Melotti.
Partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia ed è invitato a diverse mostre in cui presenta esclusivamente ceramiche e terrecotte. Si afferma come ceramista, con vasi, sculture figurative ed elementi decorativi per interni, e, insieme a Lucio Fontana e a Leoncillo, è tra i protagonisti del rinnovamento della ceramica italiana del dopoguerra.
Vince il Gran Premio alla IX Triennale di Milano e nel 1952 espone le sue sculture alla Biennale di Venezia.
Il Comune di Milano gli conferisce la Medaglia d’oro per l’artigianato italiano. Nel 1959 lavora con Gio Ponti al terminal Alitalia di New York e riceve una medaglia d’oro a Praga, seguita due anni dopo da quella di Monaco di Baviera. Alla fine degli anni Cinquanta si apre una nuova fase creativa: abbandona la ceramica e torna alla scultura, lavorando soprattutto con l’ottone e il filo d’ottone.
Negli anni Sessanta espone ampiamente in Italia, dalla Galleria Apollinaire alla grande mostra Italia 61 a Torino, dove attira l’attenzione di critica e pubblico con un monumentale muro in ceramica alto 12 metri, composto da 800 pannelli, ciascuno diverso dagli altri. Queste mostre consolidano la sua fama e portano a una rivalutazione delle sculture astratte degli anni Trenta.
Nel 1966 partecipa alla Biennale di Venezia, suscitando l’interesse di critica e pubblico. Nel 1967 la Galleria Toninelli di Milano gli dedica un’importante mostra personale, e presto seguono inviti a mostre in Italia e all’estero. La Galleria dell’Ariete di Milano e la Galleria Notizie di Torino sono tra le prime a esporre il suo lavoro e hanno un ruolo importante nel sostenerlo.
Grande retrospettiva al Museum am Ostwall di Dortmund. Pubblica Lo spazio inquieto, con fotografie di Ugo Mulas e un testo di Italo Calvino, e L’arte è un fenomeno dello spirito.
Importante mostra personale alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino e partecipazione alla Biennale di Venezia. Nello stesso anno Italo Calvino pubblica Le città invisibili, un libro nato in dialogo con l’opera di Melotti.
Riceve il Premio Rembrandt della Fondazione Johann Wolfgang von Goethe di Basilea. Nel 1975 pubblica Linee, raccolta di testi, poesie e aforismi con cui vince il Premio internazionale Diano Marina, ed Electa pubblica la sua prima monografia completa, a cura di Abraham Marie Hammacher con fotografie di Ugo Mulas. Nello stesso anno esce Il pesce e l’ombra, con dodici sue litografie e una poesia di Ezra Pound.
Si trasferisce a Roma. Riceve il XV Premio europeo Umberto Biancamano e, nel 1978, il Premio Antonio Feltrinelli per la scultura dell’Accademia dei Lincei. Nello stesso anno Adelphi pubblica Linee. Secondo quaderno, una nuova raccolta di testi, poesie e aforismi.
Si tengono importanti retrospettive a Palazzo Reale a Milano (1979), al Forte di Belvedere a Firenze (1981) e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (1983). In occasione della mostra fiorentina, Italo Calvino scrive Gli effimeri, un testo dedicato all’omonima opera di Melotti. Nel 1983 Vanni Scheiwiller pubblica La piccola Via Crucis, una cartella con due incisioni e una poesia.
Espone in Italia e all’estero. Nel 1984 Vanni Scheiwiller pubblica Insonnia, una piccola raccolta di poesie. Rovereto rende omaggio ai suoi artisti con una mostra che riunisce Fausto Melotti, Luigi Figini, Gino Pollini e Renata Melotti, sorella dell’artista, moglie di Pollini e madre del pianista Maurizio Pollini. Segue un’importante mostra personale alle Gallerie dell’Accademia di Venezia.
Pubblica la raccolta di poesie La melagrana aperta. Torna a Milano, dove muore il 22 giugno. Il giorno seguente si apre la XLII Biennale di Venezia con un’importante sala personale dedicata alla sua opera, e gli viene conferito il Leone d’Oro alla memoria.
L’archivio dell’artista è conservato dalla Fondazione Fausto Melotti di Milano.